Bimbo Store è ripartita grazie al private equity
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Bimbo Store è ripartita grazie ai fondi di private equity

Fonte: Libero

liberoCon il mercato interno in flessione, l’intuizione: aprirsi al private equity. In 4 anni triplicati dipendenti e ricavi.

Sono passati più di dieci anni da quando un quartetto di giovani ha aperto un negozio a Mornago in provincia di Varese. In vendita prodotti per la prima infanzia, l’insegna riportava il logo Bimbo Store.

“Abbiamo dialogato con le persone e osservato i clienti. E’ bastato poco tempo per comprendere che le esigenze di chi entrava in negozio, soprattutto donne, portavano tutte in una sola direzione” spiega il fondatore Mirko Favari “ovvero razionalizzare lo spazio e il tempo“. Le mamme in attesa di un figlio o di una figlia hanno molto meno tempo da dedicare al corredo: non possono permettersi visite in più negozi. Così in un solo punto vendita Bimbo Store inizia ad offrire alla clientela tutta la tipologia di prodotti a distanza di pochi scaffali. Dal premaman, dai vestiti per i neonati alle scarpe per le prime camminate; dai passeggini alle pappe fino alle camerette e la parafarmacia.

L’uovo di Colombo

L’intuizione vista a un decennio di distanza sembra il classico uovo di Colombo. Solo che nessuno l’aveva sviluppata prima. E il colpo di genio premia il business. Anche se altre catene capiscono l’antifona e si adeguano, riesce a formarsi un network imperniato su una centrale acquisti unica che serve i negozi sempre più sparsi per la penisola. In crescita al ritmo di due all’anno.

E’ però la seconda intuizione che avviene in piena flessione del mercato italiano a consentire a Bimbo Store un salto nei volumi e nella capillarità sul territorio italiano. I fondatori tra il 2009 e il 2010 comprendono che la gestione familiare non è più sufficiente per tenere il piede sull’acceleratore della crescita. Nel 2010 con 30 milioni di ricavi, l’azienda arriva ad avere 12 punti vendita (9 diretti e 3 in franchising). Ha un ebitda pari al 6 per cento dei ricavi ed una posizione finanziaria netta vicina a zero. Un successo.

Favari assieme alla moglie Claudia Corniola capisce che per affrontare la crisi serve un apporto di capitali. Che non sia bancario. Di fatto rinunciano alla completa proprietà del capitale in controtendenza rispetto alla tradizione “familiare” italiana e aprono al private equity. All’epoca l’ad Favari dichiara “L’accordo con Quadrivio Sgr ci consente di organizzarci e concentrarci sulla crescita”.

L’operazione viene condotta sulla base di un enterprise value di circa 11 milioni e l’investimento di Quadrivio è stato fatto tutto in equity per lasciare spazio di manovra a futuri investimenti nell’apertura di nuovi punti vendita. Oggi al quarto anno dall’operazione  “i negozi sono 36, 20 diretti e 16 in franchising” prosegue Favari. Triplicati i dipendenti e il fatturato. Il giro d’affari tocca infatti quasi i 100 milioni di euro. “I fornitori sono sempre gli stessi perchè abbiamo costruito un rapporti di fiducia. Hanno premiato le nostre scelte anno dopo anno. Sicuramente oggi a fare la differenza è l’economia di scala e la capacità di avviare politiche commerciali più complesse”.

Sperimentare

Fino a testare nuove linee e sperimentazioni. Sul lato produzione il settore abbigliamento e calzature per bimbo ha archiviato un triennio positivo. Per mantenere le performance però  è stato necessario investire sull’estero, in Europa e soprattutto nei Paesi dell’area Bric. Il mercato italiano si è dimostrato saturo. In generale tra il 2008 e il 2011 il “sacrificio” dei genitori ha compensato la diminuita capacità d’acquisto degli italiani. Nel 2012 e 2013, anche se la fascia “2-14 anni” ha offerto una prestazione peggiore, senza distinzione tra bambini e bambine, con la crisi è tornata a diffondersi l’abitudine di riciclare gli indumenti di fratelli maggiori, parenti e amici anche nel comparto del Neonato.

In un panorama diffuso che può essere definito piatto spicca ancora di più la performance di Bimbo Store che nel 2013 che nel 2013 ha registrato un +10% nelle vendite e ha potuto lanciare un piano di assunzioni per il 2014 basato su 13 nuove aperture, 8 in franchising e cinque di proprietà diretta. L’ultima è avvenuta ai primi di marzo a Bologna.

Se negli ultimi anni la catena ha sviluppato anche servizi di noleggio e di assistenza per le neo mamme nei prossimi mesi si concentrerà sulle tipologie di offerta per ampliare la categoria entry level. Non si esclude che in futuro possa anche esserci spazio per un brand proprio in grado di ottimizzare ulteriormente le economie di scala e dare un servio a 360 gradi.

Fonte: Libero
La Bimbo Store è ripartita grazie ai fondi