D-orbit: come liberarsi dei satelliti assassini
3754
single,single-post,postid-3754,single-format-standard,edgt-core-1.1.1,ajax_fade,page_not_loaded,boxed,,vigor-ver-1.4, vertical_menu_with_scroll,smooth_scroll,overlapping_content,wpb-js-composer js-comp-ver-4.5.2,vc_responsive

D-orbit: dove nasce e come funziona

Fonte: Tom’s Hardware

Toms

Leggete molti libri di fantascienza se volete essere ingegneri innovativi. Lo diceva un impiegato NASA di lunga data a Luca Rossettini, che evidentemente gli ha dato retta visto che ha creato D-orbit uno dei progetti più innovativi per risolvere il problema della spazzatura spaziale.

La sua idea è semplice: prevenire il problema installando su tutti i satelliti un dispositivo di deorbitaggio capace di togliere di mezzo i satelliti non più in uso, tramite il parcheggio in un’area denominata “cimitero” oppure il rientro sicuro sulla Terra.

In futuro ci si aspetta ben di più di un satellite capace di non mettere in pericolo astronauti e altri satelliti: si va verso il riciclo delle parti direttamente in orbita, un’idea che potrebbe davvero essergli venuta dalla fantascienza, ma che è possibile far diventare realtà.

Da dove nasce D-orbit

D-Orbit nasce dall’idea di Luca Rossettini di associare le nozioni di sostenibilità strategica apprese in un master, allo Spazio. L’ingegnere racconta infatti che la sostenibilità strategica consiste nel dare alle grandi aziende, di solito multinazionali, “delle metodologie per fare in modo che aumentino il loro profitto generando un impatto positivo sulla società”.”Utilizzando queste tecniche ho creato questo oggetto che permette di fare in modo che tutto quello che viene lanciato possa essere rimosso quando non serve più”, in alternativa alle tecniche finora proposte per andare a recuperare i satelliti già morti nello Spazio.

Il riferimento è al progetto svizzero di pulizia spaziale, che si basa sull’impiego di un satellite robotico che pesa una trentina di chili e avrà il compito di afferrare grossi detriti spaziali e spingerli verso la Terra. Rossettini ci spiega che l’idea è lodevole, ma di satelliti robotici con queste capacità non ne esistono ancora, e i rischi di collisioni in un’operazione di questo tipo sono molto alti. Inoltre, la situazione attorno alla Terra è tale per cui serve una soluzione immediata, non un progetto a lungo termine che potrebbe concretizzarsi in una decina d’anni, lasciando astronauti e satelliti in balia del destino.

Perché i satelliti in disuso sono un pericolo

Come ha spiegato Rossettini in occasione del suo intervento al TEDx Lake Como, attorno al nostro Pianeta viaggiano circa seimila satelliti, di cui solo 800 in funzione. Per il resto si tratta di una lunga scia di detriti, una massa costituita da 300 milioni di frammenti.
Il rischio di “congestione” del traffico orbitale è sempre più forte: nei prossimi otto anni sono pronti al lancio altri 1200 satelliti e c’è una probabilità su otto che un astronauta della Stazione Spaziale Internazionale venga ucciso da un “debris” durante una passeggiata spaziale.

I pericoli non si limitano allo Spazio: nel settembre 2011 è caduto sulla Terra il satellite UARS della NASA, e nello stesso anno il satellite DLR ROSAT è caduto nel Golfo del Bengala.

Cos’è e come funziona la soluzione di D-Orbit

Rossettini spiega che il dispositivo è composto sostanzialmente da due parti: la parte di motore e la parte di “cervello”, cioè tutto ciò che controlla il motore. Il dispositivo viene installato sul satellite a terra, posizionato preferibilmente lungo uno degli assi principali di inerzia. Il motore è a propulsione solida e viene realizzato in outsourcing dietro nostro progetto, da aziende che operano nel settore della difesa (aziende militari che fanno missili). Questo perché “nonostante il motore sia la parte meno innovativa potrebbe essere una bomba, quindi abbiamo deciso di farlo fare da esperti del settore in modo anche da abbattere la barriera psicologica.”

Il motore è collegato al cervello tramite un sistema di nostra proprietà che include un dispositivo di accensione sicura, che garantisce l’accensione del motore solo quando deve essere acceso. In sostanza previene che il motore possa accendersi per imprevisti. L’affidabilità del sistema è estremamente elevata: il nostro target oscilla fra 4 e 6 volte 9 dopo la virgola (99,9999% – 99,999999%).

C’è poi tutto il sistema di comando e controllo che avviene mediante un sistema elettronico molto affidabile progettato con tecniche particolari per non perdere di affidabilità in ambiente spaziale anche dopo lungo tempo. È indispensabile perché il nostro sistema viene usato a fine vita. Permette di comandare il motore, di avere una leggera comunicazione con terra (può trasmettere dei dati a terra se il satellite dovesse non funzionare), ha un piccolo generatore di potenza interno perché tutto è focalizzato per la manovra di rimozione: non può sostituire il satellite.

Esiste inoltre un modulo in più che stiamo sviluppando in questi mesi che permette anche di controllare l’orientamento del satellite durante la manovra. In questo modo se il satellite avesse finito il propellente a bordo e avesse anche qualche guasto, tipo il computer di bordo o altro che non funziona più e il satellite fosse alla deriva, potremmo comunque rimuoverlo in modo completo con il nostro dispositivo.

Quello che è stato testato in orbita il 21 novembre, Alice-2, è il cervello, che comprende il sistema di accensione sicura e tutti i sistemi elettronici di comando e controllo. Da notare che il lancio che è stato fatto dalla Russia è un lancio di test, che segue la Qualifica a Terra in cui tutte le parti vengono sottoposte a sollecitazioni e vibrazioni sia elettromagnetiche sia termiche e sottovuoto. Le procedure sono definite dall’ESA e dalla NASA relative ai satelliti commerciali (perché noi andremo a vendere il nostro prodotto ai satelliti commerciali).

Fonte: Tom’s Hardware
Visualizza Articolo