Il grafene «made in Italy» conquista la City

«Ho lasciato quando faceva più 42 per cento». Giulio Cesareo fondatore e ceo di Directa Plus non sperava in tanta grazia per la sua creatura pensata nell’Ohio, sbocciata a Lomazzo, sede a Londra e, da ieri, in listino all’Aim della City con una performance da primato. Agli investitori internazionali piace il grafene made in Italy, quello che oggi esce dallo stabilimento del comasco inaugurato nel 2014, ma che fu immaginato dai soci fondatori durante un a chiacchierata a Cleveland. «Volevamo mettere a punto una produzione di nanomateriali e abbiamo brevettato l’espansione della grafite naturale ad altissime temperature», ricorda Cesareo mettendo in fila le date di un’impresa che incrocia quella della scoperta del grafene (isolato a Manchester nel 2004) e da allora considerato il materiale per le produzioni del futuro. Soprattutto nell’elettronica.

«Il nostro sistema punta alla produzione di pacchetti di fogli di grafene purissimo che si può già utilizzare nel settore tessile, nella produzione di gomma, per le fibre di carbonio e soprattutto per l’ambiente. È ricercato per la purificazione dell’acqua. Credo che proprio la prospettiva di un uso immediato del nostro prodotto sia stata apprezzata dagli investitori britannici».

LONDRA

È stato collocato Il 40% del capitale (17 milioni di azioni) al prezzo di 75 pence per azione con una raccolta di 12,8 milioni di pound.

A fine seduta i titoli erano scambiati a 105 pence con un balzo del 40 per cento dopo qualche oscillazione anche più in alto. Il 60% del capitale è controllato dai soci fondatori (20%) e da investitori istituzionali fra cui Quadrivio Sgr con il 13,2 per cento.

«Arrivare alla Borsa di Londra – ha detto il ceo dopo il roadshow londinese propedeutico allo sbarco col botto di ieri – è per noi un traguardo importante, ma è solo una tappa di un percorso di crescita che ci permette di esplorare nuove opportunità commerciali».

Directa Plus è una realtà neonata avendo avviato la produzione nel 2014 con un fatturato di 100mila euro.

Lo scorso anno ha chiuso con 1,4 milioni di fatturato, ma la domanda – secondo il ceo – cresce perchè «il grafene così prodotto non solo è purissimo perchè si basa su processi fisici non chimici, ma si presta a un uso diversificato».

In Gran Bretagna il grafene parla già italiano. Il responsabile del centro britannico ed europeo maggiormente impegnato nella ricerca sulle applicazioni e lo sviluppo della «plastica del Ventunesimo secolo» – come è stato ribattezzato il materiale valso il premio a Andre Geim e Konstantin Novosolev – è il professor Andrea Ferrari docente di nanotecnologie a Cambridge. Scienziato «prodotto»€ dalla facoltà di ingegneria nucleare del Politecnico di Milano.

Fonte: IlSole24Ore

Leggi l’articolo

D-Orbit, la startup italiana operante nel settore spaziale in particolare nell’ambito del recupero di satelliti spaziali (decommissioning), annuncia il closing di un nuovo round di investimento. Nessuna disclosure sulle cifre. – See more at: http://it.startupbusiness.it/news/d-orbit-startup-spaziale-chiude-un-nuovo-round-con-quadrivio-capital-e-como-venture#sthash.YtFf90YH.dp