Solo investendo si può battere la crisi
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Solo investendo si può battere la crisi

Fonte: La Provincia di Como

Alleanza da mezzo milione per la Pilegrowth Tech start up innovativa nei semi conduttori. Traglio: «Con l’innovazione si resta competitivi»

La crisi si batte con la fiducia nella ricerca. Fiducia che si mostra con la concretezza degli investimenti che gli imprenditori comaschi non esitano a offrire, ancora una volta.

Nonostante la crisi? No, casomai proprio con la crisi, sottolinea Maurizio Traglio, alla guida di Como Venture. Che ha puntato nuove risorse sulla Pilegrowth Tech srl fondato dal professor Leo Miglio e dal collega Hans von Kanel.

Le radici
Ci avevano creduto fin dall’inizio i 26 industriali lariani, investendo 150 mila euro due anni fa. In totale, Quadrivio Capital Sgr, Como Venture e il partner industriale Lpe spa partecipano a questa nuova tappa della società attiva nell’industria dei semiconduttori e nei dispositivi elettrici,
apportando risorse finanziarie e industriali per un valore superiore ai 500mila euro. «Il progetto si basa su un’invenzione che ha conquistato la copertina della prestigiosa rivista Science e che consente di depositare diversi materiali semiconduttori su silicio, senza produrre le “crisi di rigetto” che le differenti strutture atomiche normalmente generano – viene spiegato- Tale tecnologia permetterebbe di unire i vantaggi di processo e di costo del silicio con i vantaggi prestazionali di altri materiali semiconduttori»

La sfida è portare questa svolta scientifica « in una piattaforma di prodotti altamente innovativi, dispositivi elettronici per gestire la potenza di molti oggetti di consumo in sostituzione del slicio, celle fotovoltaiche di alta efficienza ma più leggere, rivelatori di raggi-radiazione estremamentesensibili e precisi».

In particolare si realizzerà un prototipo di dispositivo elettronico a base di carburo di silicio con applicazioni per la power electronics.
«Il venture capital- sostiene Traglio-è un’importante chiave di lettura del futuro di un Paese.
Dove ci sono ricerca, innovazione, c’è sviluppo.

Una risposta anche alla crisi? Certo, perché chi saranno i leader? Coloro che potranno proporre soluzioni avanzate in Paesi che non hanno
costi contenuti di manodopera o costi di trasformazione competitivi,ma che sanno dare contenuti innovatìvi».

Il percorso
Un percorso difficile, riconosce Traglio, perché «bisogna far fronte a situazioni complesse, che possono anche essere insuccessi». In questi anni Como Venture ha sempre portato a casa soprattutto soddisfazioni. Come è convinta di fare ora.

«Abbiamo rilevato la qualità e le prospettive industriali che sono interessanti» spiega Traglia.
Che annuncia un altro round di aiuto a una società e spiega come si stiano valutando altri segnali da dare alle start up.
Con un occhio ai giovani talenti, che si vogliono tenere qui: «In un territorio che sia attrattivo,con ambiente confortevole e opportunità»

L’Intervista LEO MIGLIO
Docente e fondatoredi Pylegrowth Tech “La sfida è dare lavoro nel manifatturiero”

Che mondi distanti sembrano nel nostro Paese la ricerca scientifica e l’industria. Ed è significativo che a sfatare con decisione questo mito
sia una missione con salde radici made in Como.Con la Pilegrowth Tech, fondata da Leo Miglio con Hansvon Kiinel. Fare qualcosa di utile all’impresa e di alto profilo scientifico si può. Ottenendo e alimentando la fiducia.

Una missione, la vostra che ha l’aspetto di una sfida, da più punti di vista. Per il momento di crisi e non solo?
Sì, l’ho dichiarato che la sfida è grande, ancora di più stando in Italia. Potevamo mettere su una startup in altri settori, dalle attività turistiche ad altre dove c’è pochissimo investimento sull’hardware.O ancora,ci si poteva buttare sul packaging alimentare,cose su cui il nostro Paese. è riconosciuto a livello mondiale: sono nella nostra storia, insomma.
Invece non abbiamo un passato rilevante nel settore dei semiconduttori. Una sfida nella sfida, facciamo una cosa simile, controcorrente in una situazione peraltro di crisi globale.

Un segnale importante dal e per il mondo universitario? Lei ha vinto anche il premio Sapio per la ricerca italiana, nella sezione industria: due mondi non (più) separati?
Ci vuole anche questo. Nel nostro Paese è importante dimostrarlo, nonostante le condizioni difficili in cui si trovano le università italiane.Arrivano anche meno soldi dalle fondazioni bancarie, dal ministero una frazione rispetto a ciò che si aveva prima.Eppure ci possono essere casi diversi, come questi. Con il messaggio che si può fare innovazione e portarla al mercato.
Già, dalla scienza al mercato: un percorso che così sembra niente… Chi ha bazzicato il mondo universitario, sa invece cosa significhi per la scoperta scientifica arrivare lì.

Come superare un abisso, insomma?
Esatto, per il 90% è così. Per molti docenti che appartengono a una generazione precedente per i giovani un po’ meno l’università è concepita come una torre d’avorio, si ricerca e domani si vedrà. Non c’è la percezione ad esempio dei costi del mercato, queste domande prima non se le faceva nessuno. Il gesto di coraggio dei nostri investitori ci coinvolge a mettere fiducia in una sfida difficilissima. lo continuo a fare due mestieri e affronto un grande rischio di faccia, per così dire, verso la comunità comasca.Per cui mi sento committed, impegnato a dare il meglio di me in tempi di crisi.

Ecco, tornando alla crisi: quanto incide dare un simile segnale in questa fase?
Direi che è un bell’esempio in questo momento di crisi: se tutti cercassimo i modi di fare ricchezza e creare valore, potenzialità di posti di lavoro in un settore che abbia un lato manifatturiero… Va benissimo creare agenzie web con tre persone, ma forse non è abbastanza.

Così a Como si vuole rafforzare concretamente questa vocazione? Il manifatturiero è ancora vivo ed è il futuro per i giovani?
Certo e fare attività di impresa è anche fare formazione. In Italia prima se ne occupavano le grandi imprese. L’università non è in grado di farlo a 360 gradi, dev’essere per forza completata. Bisogna insegnare ai propri collaboratori le cose principali che portano all’innovazione.
La differenza tra invenzione e innovazione: la prima è bella e nuova, la seconda si è tramutata in qualcosa di fruibile industrialmente. Ed è nello spirito dell’imprenditore aspirare a cambiare le abitudini sociali. Se io fossi Steve Jobs sarei inorgoglito e spaventato dai cambiamenti sociali portati prima con computer e mouse, poi con lo smartphone.

Fonte: La Provincia di Como
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