Pmi: innovazione e digitalizzazione per ripartire più forti di prima

Per Quadrivio Group, il private equity può essere un motore e uno stimolo per favorire l’applicazione delle tecnologie 4.0 nelle aziende italiane

Le Pmi sono la realtà industriale dominante nel nostro Paese e spesso sono state negli ultimi decenni importanti motori di innovazione. In questa fase di incertezza, determinata dalle conseguenze derivanti dall’emergenza sanitaria Covid19, è fondamentale che le piccole medie imprese italiane aumentino la propria produttività e crescano dimensionalmente, affermandosi a livello internazionale e dando così un contributo significativo al rilancio dell’economia. Perché ciò accada, occorre promuovere investimenti costanti in innovazione e digitalizzazione. Le imprese devono oggi avvalersi delle nuove tecnologie, al fine di migliorare ed efficientare prodotti e servizi, oltre che gli interi processi.

In Italia la propensione all’innovazione e alla trasformazione digitale e dunque la permeabilità dell’intero sistema agli impulsi dell’Industry 4.0 risentono ancora della scarsa dotazione di capitali e di risorse umane dedicate. Le tecnologie 4.0 sono purtroppo ancora poco utilizzate dalle aziende italiane, in particolare da quelle di piccola/media dimensione, anche se molte di queste prevedono di implementarle entro pochi anni. I dati in nostro possesso confermano infatti che le imprese 4.0 crescono oggi più rapidamente di quelle tradizionali: oltre il 40% di queste hanno registrato un significativo aumento del fatturato. Quelle che scelgono invece di non adottare tale approccio presentano oggi un quadro economico peggiorativo. Di queste, circa il 30% ha subito una preoccupante contrazione dei ricavi, anche prima del Covid.

A confermare la scarsa propensione alla digitalizzazione è una recente ricerca dell’Osservatorio sulle Pmi del Politecnico di Milano (dati 2020), secondo cui oggi solo il 26% delle società di piccole e medie dimensioni risulta essere competitivo a livello digitale e rispondere pienamente alle costanti esigenze innovative. Qualche dato più specifico: solo l’80% delle Pmi italiane ha un proprio sito web e di queste solo il 10% dispone di una piattaforma online. Meno dell’85% utilizza applicativi per la produttività o sistemi di posta elettronica, mentre solo il 29% delle Pmi integra tra loro i dati e il 18% ha risorse dedicate agli ambiti tecnologici. Questo avviene nonostante molti imprenditori sappiano bene che le innovazioni digitali sono fondamentali per lo sviluppo dei propri business e rappresentino una sfida inderogabile. Tuttavia le barriere percepite, i costi troppo alti, la mancanza di competenze e figure dedicate e la predominanza di logiche a breve termine impediscono a tale percentuale di crescere e raggiungere altri valori. C’è ancora una forte reticenza ad allocare investimenti in innovazione e digitalizzazione.

La mancanza di competenze e di una cultura digitale radicata nelle organizzazioni concorrono a preservare lo status quo, penalizzando le nostre aziende e rallentandole. In questo periodo di pandemia non si può più procrastinare, ma al contrario occorre fare scelte veloci, strategiche e mirate. Non è un caso se molte realtà stanno aprendo a fondi di investimento e al private equity, che può essere un valido alleato in questa fase di transizione. A fronte di mercati sempre più globali e competitivi anche le Pmi sono entrate a far parte di catene del valore complesse. I nuovi processi richiedono investimenti considerevoli. La diffidenza del sistema bancario rende ancora più ostico per queste ultime il reperimento di risorse finanziarie, fondamentali per la loro crescita.

Occorre dunque ricorrere a forme di finanziamento alternative. Tra queste c’è il private equity, che contribuisce alla crescita delle aziende mediante il conferimento di risorse economiche e di know how. Non è un caso se oggi, a fronte di un’esigenza di crescita importante, davanti alla necessità di internazionalizzarsi e managerializzarsi, o in prospettiva di un ricambio generazionale o di un’eventuale quotazione in Borsa, molte realtà del nostro Paese si avvicinino a questa forma di finanziamento. Noi come Quadrivio Group, da oltre 20 anni attivi nel mondo degli investimenti alternativi, crediamo fortemente nella necessità di innovare e digitalizzare le Pmi. A questa mission abbiamo dedicato anche uno dei nostri fondi specializzati: Industry 4.0 Fund, che aiuta le imprese a gestire la trasformazione digitale e l’innovazione, promuovendone la competitività a livello internazionale. Il fondo investe in Pmi fortemente orientate all’Industry 4.0, con una spiccata propensione alla digitalizzazione della filiera produttiva e vocate all’internazionalizzazione. Sono in target tutte quelle realtà manifatturiere e di servizi che realizzano un fatturato compreso tra i 20 e i 100 milioni di euro. La strategia adottata dai nostri team prevede operazioni di maggioranza, perseguibili attraverso aumenti di capitale e sviluppo di modelli di business innovativi. Contribuiamo inoltre alla creazione di valore mediante il miglioramento dei processi di automazione, promuovendo redditività e competitività anche grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie (additive manifacturing, augmented reality, smart technology, internet of things, cloud, big data, interconnessione, cyber security, etc.). Tra i nostri obiettivi vi è il consolidamento industriale, in cui giocano un ruolo importante le operazioni di add on e investimenti green field. In ultimo, ma non meno importante, affianchiamo il management preesistente e promuoviamo interventi mirati sulla governance, per valorizzare le dinamiche interne all’azienda.

La managerializzazione dell’azienda e la sua digitalizzazione sono infatti aspetti tra loro interconnessi e complementari. Ad oggi Industry 4.0 Fund ha all’attivo due acquisizioni: la prima in F&DE Group, leader italiano nel settore della ristorazione alberghiera e dell’hospitality, la seconda in Rototech, produttore di componentistica in plastica per il settore industriale, agricolo e construction. Due realtà molto diverse tra loro, ma con grandi potenzialità di sviluppo ed entrambe con la necessità di un approccio 4.0 per accrescere ulteriormente la loro competitività sul mercato. Allocare risorse in Industry 4.0 è oggi, a nostro avviso, una scelta di investimento ponderata e promettente, specialmente se si ragiona in una logica di medio termine. La digital innovation rappresenta un passaggio determinate e inevitabile per le nostre aziende, garantendo loro nuove opportunità di business e di sviluppo, con un impatto positivo sull’intera catena del valore. Innovazione e digitalizzazione sono i comuni denominatori per un sistema che deve crescere e diventare competitivo e deve riguardare trasversalmente tutti i settori, sia produttivi che legati ai servizi. Come Quadrivio Group applichiamo tale filosofia anche ad aziende appartenenti ai settori iconici del made in Italy.

Attraverso il veicolo Made in Italy Fund investiamo e valorizziamo aziende attive nei settori del fashion, del design, del beauty e del food con l’intento di trasformarle in piccole grandi multinazionali. Crediamo infatti che la tecnologia possa e debba fare differenza anche in aziende più tradizionali e all’apparenza meno soggette ai cambiamenti in atto. Lo confermano i 5 investimenti fatti: 120%lino, azienda che opera nel mondo del fashion e leader nella produzione di capi in lino, Mohd, realtà italiana che vende e distribuisce a livello internazionale arredamenti di interni di alta gamma, Rosantica, brand specializzato nella produzione di borse gioiello e accessori preziosi, Prosit, polo di cantine italiane di fascia premium, e Rouji, azienda che formula, produce e distribuisce prodotti cosmetici per il canale farmacia. L’innovazione e la tecnologia sono una delle strade sulla quale le Pmi possono puntare per ripartire più forti dopo l’attuale emergenza Covid e il private equity può essere un motore e uno stimolo in questa direzione.

Fonte: Mondo Investor