Private equity La tredicesima edizione del Premio Dematté promosso da EY e Aifi con Corriere della Sera, Gruppo Sole 24 Ore e Borsa

Fondi Più stranieri a caccia dei campioni italiani nascosti

In sei mesi chiuse 42 acquisizioni. La metà dei capitali è estera. Candidati alla vittoria nomi come Quadrivio, Cvc, Ardian

Potrebbe essere Quadrivio, che come primo investimento ha comperato Somacis, gruppo marchigiano che produce circuiti hi-tech per l’aerospaziale, il medicale e le infrastrutture. Oppure Cvc Capital Partners che ha rilevato due aziende, Sisal e Doc Generici. O ancora Ardian, che ha acquisito la maggioranza di F2A, leader nei servizi integrati per risorse umane e amministrazione. O Investindustrial, che ha firmato un accordo con la famiglia Catelli per acquisire la maggioranza (60%) di Artsana, marchio Chicco. L’annata 2016 del private equity promette bene. Nel primo semestre, dai dati di Private equity monitor dell’Università Liuc (gli ultimi disponibili), sono state già chiuse 42 operazioni. Tra queste aziende molte sono hidden champion, eccellenze nascoste. Così le ha definite EY, che con Aifi promuove (in collaborazione con Corriere della Sera, Gruppo 24 Ore, Sda Bocconi e Borsa Italiana) il Premio Claudio Dematté Private equity of the Year, giunto alla 13esima edizione. Scopo del premio é mettere in evidenza il rapporto tra investitore e imprenditore, determinante per il successo dell’azienda e per il fondo. «Nell’anno appena trascorso, l’Italia ha confermato di essere un mercato di forte interesse per i fondi di private equity — dice Enrico Silva, responsabile per l’area mediterranea del team Private Equity di EY —. Ci sono sempre più player internazionali sia sulle operazioni sia come investitori nei fondi italiani. La presenza di hidden champion, la propensione all’export e la capacità d’innovazione di molte aziende sono elementi attrattivi». I fondi di private equity sono capaci di identificare i «campioni nascosti» e aiutarli a crescere. Per questo motivo — sostiene Innocenzo Cipolletta, presidente di Aifi, l’associazione italiana del private equity e venture Capital — le acquisizioni sono da leggere come investimenti veri nell’economia del Paese. I fondi non fanno soltanto buyout (le acquisizioni di maggioranza), ma anche expansion, cioè iniettano capitali per la crescita. «S’investe quando si pensa che i valori salgano dice Cipolletta Il private equity è un investimento di carattere industriale che punta su un progetto di crescita. Investe in aziende che hanno potenzialità inespresse, perché per esempio non hanno le capacità o le competenze per crescere. Aumentare la dimensione e il fatturato di un’azienda significa crescita. E il ruolo del private equity è importante soprattutto in questo momento in cui, per il problema delle alte sofferenze, le banche sono giustamente più prudenti e le imprese hanno difficoltà a trovare finanziamento: per crescere devono fare ricorso all’equity». I capitali sono sia italiani sia internazionali (45% nel primo semestre) e si dirigono soprattutto sui settori del made in Italy come la moda, ma anche la meccanica (in particolare la componentistica) e Ict, salute, biotech, alimentare. L’Italia interessa per due motivi: perché è l’ottavo Paese manifatturiero del mondo. E perché la crisi ha abbassato i prezzi. L’anno scorso ci sono stati investimenti di private equity pari a 4,6 miliardi di euro. Il 2016 conferma il risveglio del settore. I dati Aifi del primo semestre saranno presentati il 20 ottobre.

Fonte: IlSole24ore

Leggi l’articolo

 

D-Orbit, la startup italiana operante nel settore spaziale in particolare nell’ambito del recupero di satelliti spaziali (decommissioning), annuncia il closing di un nuovo round di investimento. Nessuna disclosure sulle cifre. – See more at: http://it.startupbusiness.it/news/d-orbit-startup-spaziale-chiude-un-nuovo-round-con-quadrivio-capital-e-como-venture#sthash.YtFf90YH.dp