Private equity, nel 2017 è boom di raccolta

Grazie al closing di alcuni grandi istituzionali, la raccolta nel private equity e venture capital è balzata oltre 5 miliardi, mentre si è dimezzata quella del private debt

Vola la raccolta del private equity e venture capital, mentre il private debt subisce una battuta d’arresto. Si chiude così il 2017, anno in cui la raccolta sul mercato nel private equity e venture capital è balzata oltre 5 miliardi di euro (esattamente si è attestata a 5.030 milioni di euro), in aumento del 283% rispetto agli 1,3 miliardi del 2016, grazie però al closing di alcuni grandi soggetti istituzionali (come F2i sgr, QuattroR sgr e Fondo Italiano d’Investimento sgr) che da soli hanno raccolto 4,1 miliardi. Di contro, infatti, la raccolta privata ha segnato un calo del 29%.

Sono questi i dati del settore diffusi da Aifi in collaborazione con PwC, in occasione del convegno annuale, in cui è emerso che l’anno scorso i fondi hanno lavorato soprattutto su deal di dimensione medio-piccola e che la raccolta del private debt è stata di 292 milioni, quasi la metà rispetto ai 574 milioni di euro del 2016.

Dal punto di vista degli investimenti, poi, nel 2017, l’investito è stato pari a 4,9 miliardi, in calo del 40% rispetto all’anno precedente in cui erano stati registrate numerose operazioni di grandi dimensioni. Se si escludono, però, i mega deal, non presenti lo scorso anno, il dato risulta in crescita del 45% e rappresenta il valore più alto di sempre.

“I dati deal 2017 mostrano un mercato in buona salute con ottimi fondamentali”, ha commentato Francesco Giordano, partner di PwC – Deals, che poi ha proseguito dicendo: “Una notevole crescita del segmento mid-buy out accompagnata da un buona raccolta e consistenti disinvestimenti fanno bene sperare per il futuro”. Dal canto suo, Anna Gervasoni (in foto), direttore generale Aifi, ha dichiarato: “Il 2017 vede una crescita delle operazioni small medium e large, ovvero di quei deal che riguardano la tipica impresa italiana. Questo è un fattore positivo per il Paese perché denota investimenti nella crescita della nostra economia. La strada è giusta ma servono ancora capitali per permettere una vera e propria ripresa”.

Un ruolo importante ovviamente è ricoperto dall’innovazione. “L’innovazione è un elemento imprescindibile per la crescita dei Paesi industriali e quindi anche del nostro”, ha affermato Innocenzo Cipolletta, presidente Aifi, aggiungendo che “questa consente di restare competitivi ed essere stimolo per nuovi investimenti e nuovi consumi. Per questo motivo i fondi che investono nelle nostre Pmi danno enormi opportunità permettendone la crescita e lo sviluppo industriale”.

Fonte: Advisoronline.it