29.06.2026

L’incauto rialzo dei prezzi nel lusso

Affari & Finanza
PRESS REVIEW

Per Cavalli le difficoltà nate dalle crisi geopolitiche e da decisioni sbagliate

Non sono tempi facili per il settore della moda. La guerra in Iran ha bloccato il mercato mediorientale, così come quella in Russia aveva già penalizzato un altro importante sbocco per i prodotti di fascia alta. Anche in Cina le cose vanno meno bene rispetto al passato, con i consumatori che guardano con crescente interesse ai brand locali. Le tensioni geopolitiche non sono però l’unico fattore di debolezza. La moda è anche vittima di errori commessi dalle stesse aziende produttrici, a partire dagli eccessi raggiunti negli ultimi anni in materia di prezzi. «In alcuni casi - spiega Filippo Cavalli, partner del Made in Italy Fund II di Quadrivio con un passato in società come Valentino e Zegna - c’è stato un atteggiamento arrogante nei confronti del consumatore che ha portato a un disamoramento verso i marchi di lusso. I prezzi hanno avuto una crescita esponenziale senza alcun miglioramento della qualità dei prodotti e questo ha spinto molto persone a riorientare i propri acquisti verso il cosiddetto lusso accessibile, ovvero quei prodotti che, come si dice in inglese, offrono value for money».

Per i fondi d’investimento specializzati nella moda, quello attuale rappresenta un contesto molto interessante. Sono infatti numerose le aziende che hanno bisogno di capitali per riposizionarsi, sia da un punto di vista geografico con l’apertura di nuovi mercati, sia organizzativo con investimenti nel digitale. Questo vale in particolar modo per le piccole e medie imprese italiane che sono riuscite a costruire brand e prodotti di successo, ma che non hanno le spalle sufficientemente larghe per affrontare in sicurezza un periodo di crescente incertezza. «Oltre ai capitali - prosegue Cavalli - siamo in grado di portare in dote un network di conoscenze e competenze che vanno dall’apertura di nuove geografie e canali di vendita, al reperimento di nuovi fornitori, passando per la costruzione di un efficiente canale di e-commerce. Si tratta di un’azione di supporto che consente di migliorare l’efficacia delle decisioni strategiche prese dalle aziende».

Oggi le aziende di private equity cercano i campioni del settore con un potenziale ancora inespresso, sia esso rappresentato dallo sbarco su nuovi mercati o dallo sviluppo di nuove categorie merceologiche e nuovi canali distributivi. Fra i comparti più interessanti c’è quello dello sportswear che unisce moda e benessere, un trend in forte crescita soprattutto fra i consumatori con maggiori disponibilità economiche. Ed è proprio seguendo questi principi che Quadrivio ha costruito un ampio portafoglio di aziende, suddiviso in due fondi d’investimenti: Made in Italy fund e Made in Italy fund 2. Al loro interno si trovano società come la marchigiana Dondup, che di recente ha attirato l’attenzione dei media per la nomina di Achille Lauro a direttore creativo, PT Torino, che è specializzata nella produzione di pantaloni, il produttore di sneaker Autry, lo specialista della moda femminile Twinset e la realtà francese Sessùn.

«Proprio l’operazione Sessùn chiusa nel 2024 - aggiunge il partner di Quadrivio - dimostra come non siano più solo le società estere a fare shopping in Italia ma avvenga anche il contrario. E come i consumatori italiani dimostrino interesse per i nuovi marchi esteri: nel primo mese di attività il negozio di Sessùn di Milano ha fatto registrare incassi doppi rispetto a quelli che avevamo preventivato». Soprattutto nel primo dei due fondi costituiti da Quadrivio potrebbe presto esserci un turnover di partecipazioni. Molti brand sono in portafoglio da sei anni, come per esempio Rosantica (2020) e Gcds (2020): «Mediamente - conclude Cavalli - il periodo di investimento è di quattro anni. La pandemia l’ha inevitabilmente allungato perché ha rallentato lo sviluppo delle aziende. Dopo averne favorito la crescita, le cediamo a investitori attrezzati per accompagnarle nella fase successiva. Si tratta quasi sempre di fondi di private equity più grandi o realtà di estrazione industriale».

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